PRENOTA IL BIGLIETTO

PREMI INVIO
PER COMINCIARE LA RICERCA

COPIE
E DERIVAZIONI
DELLA CENA

L’importanza del Cenacolo nei secoli è testimoniata dalle molte copie del dipinto giunte fino a noi.
Queste repliche, realizzate su tela, tavola, carta, mosaico e in scultura, sono opere di artisti che videro nel capolavoro leonardesco un modello da imitare e da studiare.

Ultima Cena, da Leonardo da Vinci, Marco d’Oggiono, inizio XVI secolo (Pinacoteca di Brera, Milano) © Mibac-Pinacoteca di Brera

Alcune copie, furono realizzate anche per testimoniarne lo stato di conservazione, nel timore che l’Ultima Cena fosse destinata a scomparire col tempo.
Tali repliche, dunque, sono importanti perché permettono di conoscere l’aspetto del Cenacolo quando furono eseguite.

Alcune copie, furono realizzate anche per testimoniarne lo stato di conservazione, nel timore che l’Ultima Cena fosse destinata a scomparire col tempo.
Tali repliche, dunque, sono importanti perché permettono di conoscere l’aspetto del Cenacolo quando furono eseguite.

Le prime copie sono per lo più opera di artisti attivi a Milano. Risalgono agli inizi del Cinquecento la tela attribuita al pittore leonardesco Marco d’Oggiono e la copia a grandezza naturale, di autore incerto, che si trova oggi a Oxford.

Verso la metà del Cinquecento un ignoto affrescò una replica nella chiesa di Sant’Ambrogio a Ponte Capriasca, importante perché è la prima a riportare sotto ognuna delle figure i nomi degli apostoli che ancora oggi adottiamo.

 

Ultima Cena, Ignoto pittore, 1550 circa (Chiesa di S. Ambrogio, Ponte Capriasca) © Skira

Già nel 1612, un secolo dopo la sua esecuzione, la Cena era seriamente compromessa.
Per questo il cardinale Federico Borromeo commissionò ad Andrea Bianchi, detto il Vespino, una copia su tela che avrebbe almeno testimoniato lo stato della pittura.

Nel 1619 il cardinale donò il dipinto alla Pinacoteca Ambrosiana, dove si trova ancora oggi.

Ultima Cena, copia da Leonardo da Vinci, Andrea Bianchi detto il Vespino, 1611-1616 (Pinacoteca Ambrosiana, Milano) ©Veneranda Biblioteca Ambrosiana/Metis e Mida Informatica/Mondadori Portfolio

Nel 1769 Francesco Maria Gallarati eseguì una copia in miniatura

 “usando ogni diligenza, acciocché essa corrispondesse
all’antico suo originale”,

nel timore che il capolavoro leonardesco andasse perduto.

Alla fine del Settecento Luigi XVI di Francia incaricò André Dutertre di eseguire una replica perfetta della Cena, con lo stesso intento di testimoniare lo stato conservativo del dipinto e recuperare il più possibile l’aspetto originario dell’opera. Dutertre fece uno studio molto approfondito della pittura e delle copie già esistenti, infatti riprodusse anche i piedi di Cristo e la decorazione degli arazzi sullo sfondo, che all’epoca erano già perduti.

Alla fine del Settecento Luigi XVI di Francia incaricò André Dutertre di eseguire una replica perfetta della Cena, con lo stesso intento di testimoniare lo stato conservativo del dipinto e recuperare il più possibile l’aspetto originario dell’opera. Dutertre fece uno studio molto approfondito della pittura e delle copie già esistenti, infatti riprodusse anche i piedi di Cristo e la decorazione degli arazzi sullo sfondo, che all’epoca erano già perduti.

Tra il 1807 e il 1809 Giuseppe Bossi eseguì una copia del dipinto in scala originale su commissione del viceré di Milano, Eugenio de Beauharnais, figliastro di Napoleone Bonaparte. La pittura fu distrutta durante i bombardamenti del 1943 ma ne resta traccia nei lucidi preparatori conservati a Weimar e nella copia a mosaico di Giacomo Raffaelli, realizzata per la Minoritenkirche di Vienna.
Dettaglio da Ultima cena, Giacomo Raffaelli, 1806-1814 (Minoritenkirche, Vienna)

Anche l’arte del Novecento si è confrontata con Leonardo. Il padre della pop art, Andy Warhol, nel 1987 presentò a Milano Sixty Last Suppers, un progetto dedicato all’Ultima Cena, che consiste in una rielaborazione del dipinto leonardesco attraverso 60 xilografie in bianco e nero poste una accanto all’altra su una tela lunga 10 metri.

Sixty Last Suppers, Andy Warhol, 1986, acrilico e inchiostro serigrafico su tela di lino © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts Inc. by SIAE 2017, foto di Rob McKeever

L’iconografia del Cenacolo Vinciano, che già dal primo Cinquecento si diffuse ben oltre Milano attraverso incisioni e copie, influenzò anche molti artisti che dopo Leonardo rappresentarono la Cena in opere che non possono definirsi repliche.

Nel Cinquecento, ad esempio, Andrea del Sarto dipinse una Cena a Firenze, nel refettorio di San Salvi, dove l’umanità delle figure è espressa da Cristo che interloquisce con San Giovanni.

Ultima cena, Andrea del Sarto, 1511-1527 (Museo del Cenacolo di Andrea del Sarto, Firenze) ©Mibac - Polo museale della Toscana

In Lombardia, invece, le innovazioni iconografiche leonardesche influenzarono importanti artisti come il bresciano Moretto, il bergamasco Giovan Battista Moroni e il Romanino.

Ultima cena, Giovan Battista Moroni, 1568-1569, olio su tela (Chiesa di Santa Maria Assunta e San Giacomo, Romano di Lombardia)
Ultima cena, Girolamo Romano (detto il Romanino), 1535 (Duomo, Montichiari)