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SANTA MARIA
DELLE GRAZIE

Il luogo dove Leonardo dipinse il suo capolavoro

Nel 1460 il conte Gaspare Vimercati, comandante delle truppe sforzesche, donò ai padri domenicani del convento di Sant’Apollonia di Pavia un terreno situato a Milano.

Qui si trovavano due modeste costruzioni: una ospitava le truppe del Vimercati, l’altra era una cappella decorata all’interno con un affresco che raffigurava la Madonna, detta delle Grazie.
I religiosi avrebbero dovuto edificare in quel punto una chiesa e un convento da intitolare a Santa Maria delle Grazie, così nel 1463 iniziarono i lavori di costruzione del complesso, sotto la guida di Guiniforte Solari. Il convento fu completato, almeno nelle sue parti essenziali, nel 1469, mentre la chiesa era terminata nel 1482.

Madonna delle Grazie, Scuola Lombarda (Cappella della Vergine delle Grazie, S. Maria delle Grazie, Milano)

La chiesa, in tre navate, rispecchia lo stile lombardo del primo Rinascimento, con volte ogivali e una facciata detta a capanna per via del suo tetto spiovente.

Sono volte a sesto acuto e con costoloni, tese sotto la volta gotica, della quale facilitano la costruzione consentendo di praticare ampie aperture nei muri laterali.

Esterno di Santa Maria delle Grazie, Milano

Per l’edificio furono impiegati materiali locali, come il cotto per le murature e il granito per i capitelli, decorati con foglie di tipo corinzio.

Dei tre stili architettonici della classicità (dorico, ionico, corinzio), lo stile corinzio è caratterizzato da colonne con fusto allungato e capitelli con decorazioni a figlie di acanto.

Per l’edificio furono impiegati materiali locali, come il cotto per le murature e il granito per i capitelli, decorati con foglie di tipo corinzio.

Dei tre stili architettonici della classicità (dorico, ionico, corinzio), lo stile corinzio è caratterizzato da colonne con fusto allungato e capitelli con decorazioni a figlie di acanto.

All’interno della chiesa, lungo le navate, si trovano sette cappelle per lato, utilizzate dalle più importanti famiglie
milanesi come luogo di sepoltura e di preghiera privata. Queste furono decorate da artisti di primo
piano come Gaudenzio Ferrari, che affrescò la decorazione delle Cappelle della Vergine adorante e di
Santa Corona, nella quale si trovava l’Incoronazione di spine dipinta nel 1542 circa da Tiziano Vecellio.
La grande Pala fu requisita da Napoleone ai primi dell’Ottocento, ed è oggi esposta al Museo del Louvre.

Crocefissione, Gaudenzio Ferrari, 1539 (Cappella Santa Corona, Santa Maria delle Grazie, Milano)
Dettaglio della Cappella Atellani (Santa Maria delle Grazie, Milano)
Incoronazione di spine, Tiziano Vecellio, 1542-1543 (Musée du Louvre, Parigi)

Il convento si articolava in tre chiostri.
Il primo, utilizzato in origine dalle truppe del conte Vimercati e come infermeria, fu demolito nel 1897, mentre il secondo, detto il Chiostro Grande, era quello sul quale si affacciavano le celle dei frati.
 

Il terzo, invece, era il Chiostro dei Morti e si trovava vicino all’antica Cappella della Vergine delle Grazie, che oggi corrisponde alla Cappella del Rosario, l’ultima della navata sinistra della chiesa. Il Chiostro dei Morti fu distrutto dai bombardamenti del 1943 e poi ricostruito dopo la guerra.

Il Chiostro dei Morti e il fianco sinistro di Santa Maria delle Grazie dopo il bombardamento del 1943 © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano
Il Chiostro dei Morti oggi

A est del Chiostro si affacciavano le sale del Capitolo e del Locutorio, cioè il parlatorio, e a nord la biblioteca, edificata da Solari sul modello della biblioteca del Convento domenicano di San Marco a Firenze, opera di Michelozzo di Bartolomeo. Il lato occidentale del convento, invece, è ancora oggi occupato dal refettorio.

Biblioteca del Convento di S. Maria delle Grazie (foto storica). © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano

Il refettorio, una sala rettangolare parzialmente affrescata, fu bombardato nel 1943, tanto che il tetto, le volte e la parete est crollarono.

 

Della decorazione sopravvivono oggi i due dipinti che occupano i lati corti della sala: l’Ultima Cena di Leonardo e la Crocefissione di Donato Montorfano, mentre sulla parete ovest si sviluppa un coevo fregio affrescato.

La Sala del Refettorio prima del 1895 quando non era stata ancora aperta sulla parete occidentale la porta verso il Chiostro dei Morti © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano
Le protezioni antiaeree al Cenacolo, 1940. © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano
I lavori di restauro della Crocifissione di Montofarno, dopo i bombardamenti dell’agosto 1943 © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano
La chiesa e il refettorio di Santa Maria delle Grazie dopo il bombardamento dell’agosto 1943. © Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città Metropolitana di Milano